Neuberger Berman: i timori degli investitori sono prematuri - PAROLA AL MERCATO
13/02/2018 - 16:02

di Joseph V. Amato * (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 13 feb - L'azionario e' inciampato, ma quello della settimana scorsa non e' stato il grande evento di rischio del 2018. I mercati azionari hanno corso al rialzo per due anni, mentre il piu' noto parametro di misura della volatilita' di mercato - il Cboe Volatility Index o Vix - rimaneva incredibilmente incollato sotto quota 10. Era inevitabile che venissero creati prodotti strutturati per vendere future sul Vix e intascare il premio da 'posizioni corte sulla volatilita''. Ed era altrettanto inevitabile che, essendo il Vix cosi' basso e il premio cosi' compresso, il ricorso alla leva crescesse sempre di piu'

La natura di questi prodotti e' emersa subito, quando una modesta ondata di vendite sulle piazze azionarie e' bastata a spingere il Vix a livelli tali da causarne il tracollo. I gestori del prodotto hanno dovuto acquistare future per 'coprire' le posizioni corte compromesse, spingendo il Vix a un ulteriore rialzo e causando una reazione a catena nell'intero giro di vendite allo scoperto di volatilita'. Il Vix ha finito con il toccare quota 50. Chi investe nell''economia reale' ha veramente di che preoccuparsi? Crediamo che il contesto attuale offra un'ottima opportunita' per vendere volatilita', purche' non si ricorra alla leva. Neuberger Berman esegue strategie come questa che offrono la possibilita' di migliorare i rendimenti dell'indice, riducendo la volatilita' di un terzo circa. La settimana scorsa quelle strategie hanno reagito come previsto e, fintanto che la volatilita' implicita si mantiene elevata, hanno la possibilita' di vendere opzioni put a premi molto maggiori rispetto ad alcune settimane fa. Per chi si assume il rischio azionario investendo direttamente nei mercati azionari, val la pena ricordare che l'indice S&P 500 ha chiuso gennaio in rialzo del 6% e una correzione era "improrogabile". Dopo l'ondata di vendite di giugno 2016, causata dalla Brexit, i mercati hanno guadagnato il 40% senza batter ciglio. La crescita dei mercati non segue mai una linea retta e ogni prolungato periodo rialzista e' stato seguito da correzioni significative. Sebbene dolorose, queste correzioni assomigliano un po' a una medicina amara: sgradevole ma necessaria per tenersi in salute. Lo slancio dei fondamentali economici, prosegue inequivocabile. Siamo pronti per un'altra stagione degli utili caratterizzata da ottimi risultati ed e' probabile che la crescita globale sincronizzata prosegua ancora per qualche mese. La settimana scorsa i mercati hanno subito una battuta d'arresto, ma si e' trattato di un rallentamento salutare. La correzione ha tuttavia fornito un importante indizio su qualcosa che, nel corso dell'anno, potrebbe diventare motivo di preoccupazione. L'ondata di vendite che ha colpito l'azionario potrebbe essere stata causata dal rapido rialzo dei rendimenti obbligazionari. I quali, a loro volta, sono stati spinti dal miglioramento dei dati occupazionali e salariali negli Stati Uniti che hanno alimentato le attese di un'accelerazione dell'inflazione. Il forte aumento salariale ottenuto la settimana scorsa dai metalmeccanici tedeschi e' un altro indicatore, monitorato da vicino, di un possibile imminente aumento dei prezzi. Simili situazioni spesso inducono le banche centrali a irrigidire le politiche monetarie, stroncando i mercati rialzisti

Ma i timori degli investitori sono prematuri. Il rialzo dei tassi da parte della Fed nel 2018 e' gia' stato scontato dai mercati in termini che sono stati perlopiu' confermati la settimana scorsa, quando i rendimenti obbligazionari hanno registrato una flessione. Gli investitori dovrebbero esigere un premio per il rischio che la nuova presidenza della Fed possa cedere davanti a un ottimo andamento dell'economia. Tuttavia, nulla lascia supporre che la banca centrale stia controllando la curva o che i rendimenti obbligazionari abbiano iniziato una corsa incontrollata al rialzo

Consideriamo quella di settimana scorsa una lezione giunta nel momento opportuno per scoraggiare chiunque pensi di ricorrere eccessivamente alla leva per sfruttare lo slancio dell'economia e dei mercati. Ma e' troppo presto per sostenere che quello slancio si e' del tutto esaurito

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