Aziende più forti della politica. E i mercati ringraziano
02 Maggio 2018
Il mercato italiano come gli altri mercati azionari, subisce le influenze di due variabili macroeconomiche. Da una parte il rialzo dei tassi e dall’altra parte la possibile fine del ciclo economico. Infatti le principali economie stanno registrando un andamento positivo da diversi anni, pertanto è costante il timore di un’inversione di rotta, anche se è difficile prevederne le tempistiche. Questi fattori hanno portato a effettuare delle scelte settoriali spesso in contrasto tra loro perché da un lato il rialzo dei tassi, unito a tensioni inflazionistiche, porta a preferire settori ciclici a discapito di settori difensivi, dall’altro la paura di rallentamenti economici conduce al ragionamento contrario. L’ultima paura di rallentamento è conseguenza delle tensioni seguite all’introduzione di dazi sulle importazioni USA. Unendo questa variabile allo scenario precedente si è tornati a preferire business domestici contro esportatori.
 
Partendo da questi presupposti, notiamo come la recente sovraperformance del mercato italiano sia figlia della composizione del nostro listino, che presenta infatti un mix di pesi importanti di titoli finanziari e di titoli oil, mentre i ciclici hanno un peso molto inferiore rispetto ad altri mercati. I titoli ciclici italiani, inoltre, presentano un andamento legato a situazioni molto specifiche (quali spin-off, aggregazioni, ecc.) piuttosto che al trend globale del settore. In questo scenario, quindi, il listino italiano registra migliori performance rispetto ad altri dove la componente ciclica è più pesante, come ad esempio il DAX: stiamo registrando circa dieci punti in più da inizio anno. E questo malgrado l’incertezza politica che rischia di trascinarsi ancora per qualche settimana. In questo momento la questione politica non rappresenta una variabile significativa, e non la considererei nemmeno un fattore di rischio. Anche qualora dovessimo avere un governo tecnico, o del Presidente o di grandi alleanze in attesa di nuove elezioni, difficilmente potrebbe costituire un problema concreto, perché i mercati ora sono concentrati su altre dinamiche.
 
Siamo inoltre all’inizio della stagione del reporting aziendale del primo trimestre, dove ci aspettiamo dati positivi per la maggior parte dei settori e dei titoli e, auspicabilmente, buone notizie anche da parte delle banche, con piani di riduzione del costo del credito e di ulteriore alleggerimento dei crediti deteriorati.
 
Tra aprile e maggio, infine, si entra nel vivo della stagione dei dividendi, un altro tema da guardare in questo contesto di mercato in cui le cedole vengono spesso recuperate nel giro di pochi giorni, e costituiscono un’opportunità di reinvestimento. Ciò denota ancora liquidità sul mercato, e siccome a maggio saranno distribuiti la maggior parte dei dividendi, tenere in considerazione questi titoli può essere una scelta vantaggiosa, perché il dividendo staccato potrebbe essere recuperato in buona parte.
 
A cura di Massimo Trabattoni, Responsabile Azionario Italia di Kairos per la rubrica Italian Times di AdvisorPrivate