Focus su banche venete e voto anticipato
07 Giugno 2017
L'accordo di massima raggiunto dal governo italiano con la Commissione Europea, dopo sei mesi di trattative, per il piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena è un segnale importante per le vicende di Rocca Salimbeni. I tempi sono stati fin troppo lunghi e ci vorrà ancora qualche mese per archiviare il dossier. Ma su questo fronte il mercato è relativamente tranquillo, e guarda con maggiore attenzione alle banche venete. La speranza è che alla fine si trovi una soluzione in linea con quella trovata per il Monte Paschi, e che  per i due istituti in difficoltà, i tempi lunghi dei negoziati tra le istituzioni europee e l'esecutivo italiano non producano effetti ancora più deleteri. Se alcune emissioni senior delle due banche venete prezzano attorno a 75 euro significa che gli investitori non escludono il ritorno del rischio sistemico associato al bail-in, che farebbe aumentare significativamente il costo del funding, e non solo per i due istituti. Per quanto non sembri un'ipotesi probabile, per il mercato rimane uno scenario possibile.
 
Intanto, la revisione al rialzo delle stime sulla crescita del PIL italiano all'1,2% nel primo trimestre, dato migliore dal 2010, infonde un po' di ottimismo. Bisogna vedere, però, se e in che misura il passo dell'economia verrà condizionato dalla nuova fase di incertezza politica che si apre con l'accordo in via di definizione sulla legge elettorale e il conseguente voto anticipato. Da un lato, con l'approssimarsi delle urne, potremmo aspettarci un aumento della volatilità a Piazza Affari. Dall'altro, in autunno lo spread sarà ancora sostanzialmente al riparo da violente oscillazioni, grazie al pieno supporto della Banca Centrale Europea, nell'ambito del suo piano di Easing Quantitativo. Il problema dell'Italia, però, è un altro: bisogna costruire un governo in grado di affrontare con decisione i problemi strutturali che penalizzano il Paese.
 
Nel frattempo, i radar degli investitori restano sintonizzati sul tema della reflazione. I primi mesi di attività della nuova amministrazione americana hanno per adesso deluso le aspettative legate al maxi piano di rilancio a base di stimoli fiscali annunciato durante la campagna elettorale. Di certo le aspettative su un'accelerazione della dinamica di crescita e inflazione si sono ridimensionate rispetto a inizio anno. Ma si tratta di un tema destinato a durare anni. E in ogni caso, non credo che torneremo ai toni fiacchi e dimessi osservati lo scorso luglio.
 
A cura di Massimo Trabattoni, Responsabile Azionario Italia di Kairos per la rubrica Italian Times di AdvisorPrivate.