Carbon Certificates: il prezzo dell’inquinamento

1 Marzo 2022
EnSiGn Matter - La rubrica per comprendere la finanza sostenibile

C’è un detto dei Nativi Americani che dice:

“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, cacciato l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno che non si può mangiare il denaro.”

 Tutto il 2021 è stato caratterizzato da una forte accelerazione dell’azione politica sulle tematiche green, culminato con gli incontri del G7 e di COP26 a Glasgow. Nuovi impegni più stringenti e nuovi target più ambiziosi sono stati infatti adottati dalla comunità internazionale con l’obiettivo di contenere l’incremento atteso della temperatura a fine secolo a un grado e mezzo, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Come dimostrato da diversi studi, l’aumento della temperatura sul nostro pianeta è direttamente correlato all’aumento delle emissioni di gas a effetto serra nell’atmosfera. Continuare ad incentivare lo sviluppo economico, ma emettendo di meno, è uno dei grandi obiettivi dei prossimi decenni.

Il Sistema per lo Scambio delle Quote di Emissione (ETS – Emissions Trading System), creato nel 2015, è il principale strumento dell’Unione Europea per contrastare i cambiamenti climatici e ridurre in maniera economicamente efficiente le emissioni di gas a effetto serra.

Spieghiamo meglio. Il legislatore fissa ogni anno un tetto massimo di emissioni totali (in tonnellate) che le aziende possono produrre in Europa.  Per ogni tonnellata di CO2 crea una quota, meglio conosciuta con il nome di certificati verdi.  Entro questa quota, le imprese possono acquistare o vendere i certificati in base alle loro esigenze.

I certificati rappresentano il prezzo dell’inquinamento.

Una volta l’anno, le imprese calcolano quanto hanno emesso nell’anno precedente e di conseguenza quanti certificati devono detenere e poi eventualmente restituire all’Europa per compensare le emissioni prodotte.

Alcuni certificati vengono assegnati a titolo gratuito sulla base di regole armonizzate, mentre la restante parte viene messa all’asta.

Da una parte quindi abbiamo le imprese inquinanti, che dovranno acquistare i certificati sul mercato o da altre imprese per la differenza tra quanto gli è stato assegnato a titolo gratuito e il totale delle emissioni prodotte. Dall’altra le aziende virtuose, che hanno quote di emissioni in eccesso rispetto alle emissioni prodotte e quindi potranno venderle ad altri, realizzando un profitto.

 

Fonte: ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

 

Se un’impresa sfora il tetto massimo di emissioni permesse e/o non acquista i certificati dovuti, allora saranno applicate delle sanzioni.

Più sale il prezzo del certificato, più le aziende avranno l’incentivo ad investire in tecnologie green per inquinare di meno, visto che altrimenti dovrebbero continuare a comprare questi certificati a prezzi probabilmente più elevati. Un altro metodo è quello di ridurre la percentuale assegnata a titolo gratuito.

Con il piano Fit for 55, l’Europa ha deciso quindi di aumentare il ritmo che porta alla riduzione del tetto massimo di emissioni consentite dall’1,74% al 2,2% e questo per poter raggiungere l’obiettivo di riduzione di C02 del 55% al 2030, più ambizioso rispetto al 40% precedente.

Purtroppo, in tutto questo c’è un problema.

Non tutte le aziende sono state in grado negli ultimi anni di investire abbastanza velocemente nella transizione energetica e di conseguenza la gran parte di esse compra certificati sul mercato.

Il prezzo dei certificati ed il prezzo del gas sono correlati.

Nel contesto attuale, anche per le tensioni geopolitiche, il prezzo del gas è uno dei fattori che sta spingendo al rialzo il prezzo dei certificati. Il sistema ETS rende conveniente per le imprese tornare a produrre a carbone e comprare i certificati sul mercato, piuttosto che produrre direttamente a gas. Questo alimenta ancora di più la salita dei prezzi, in quanto sul mercato ci sono molti più compratori che venditori.

Un ulteriore problema legato al prezzo dei certificati è la spinta inflattiva che, insieme agli aumenti dei costi delle materie prime, contribuiscono all’aumento dei prezzi finali dei prodotti. Se guardiamo infatti al prezzo dei certificati, questo è più che triplicato negli ultimi 3 anni e più che decuplicato negli ultimi 10. Al 24 febbraio 2022 valgono circa 87 euro a tonnellata.

Una salita dei prezzi così repentina non era preventivata né dal mercato né dal regolatore.

Per cercare di calmierare i prezzi, il 16 febbraio 2022, Peter Liese, capo legislatore del Parlamento Europeo, ha proposto una riforma del mercato degli ETS, permettendo all’Europa di emettere più certificati se i prezzi dovessero salire troppo velocemente. Secondo l’articolo 29/A dell’attuale regolamento ETS, il regolatore può immettere sul mercato 100 milioni di certificati extra se il prezzo medio degli ultimi 6 mesi è superiore a 3 volte il prezzo medio degli ultimi 2 anni. La nuova proposta del legislatore è di abbassare questa soglia da 3x a 2x. In teoria, immettere nuovi certificati sul mercato, secondo le regole della domanda e dell’offerta, dovrebbe calmierare i prezzi.

La proposta finale continuerà ad essere studiata dalle istituzioni fino al voto di giugno 2022.

 

Certificati verdi

Fonte: Bloomberg, elaborazione interna

 

Ancora una volta l’Europa è la capofila nella transizione energetica con uno dei mercati ETS più sviluppato al mondo, ma non è l’unico mercato. In totale, sono presenti 64 iniziative a livello mondiale di carbon pricing, che  coprono il circa 22% delle emissioni globali responsabili dell’effetto serra.

 

Iniziative  sul prezzo del carbone

Fonte: World Bank Carbon Pricing Dashboard

 

Secondo l’IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, per raggiungere l’obiettivo delle emissioni nette a zero entro il 2050, si stima che ci debba essere un sistema ETS per ogni stato del mondo e contemporaneamente raggiungere, entro l’anno target, un prezzo dei certificati molto più elevato dei livelli attuali. La stima del prezzo è di $250 a tonnellata nei paesi sviluppati e $200 a tonnellata per i paesi più grandi in via di sviluppo come Cina, Russia, Brasile e Sud Africa. Questo perché più il prezzo dell’inquinamento è elevato, più le imprese e gli stati saranno incentivati a decarbonizzare più velocemente.

 

Prezzo dei certificati

 

Fonte: IEA Net Zero by 2050

 

Per evitare che una società abbia un incentivo a delocalizzare la produzione in Paesi dove il costo dei certificati è inferiore o addirittura inesistente, e poi importare merci e prodotti finiti nel Paese originario, entra in gioco il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), meccanismo attraverso il quale l’Europa intende tassare la “CO2 importata” da fuori confine. Questo per evitare politiche anticoncorrenziali con le imprese che producono solo all’interno dello schema ETS europeo.

È importante ricordare, così come scritto nel Green Deal, che alla fine nessuna persona e nessun luogo saranno lasciati indietro nella transizione energetica. Siamo solo all’inizio di un processo lungo e difficile. Gli investimenti responsabili di oggi, saranno la base per un mondo migliore domani.

 

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