IL RITORNO DELLA VOLATILITA’

3 Giugno 2019
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I risultati del primo trimestre hanno riservato, per le società italiane, sorprese generalmente positive: durante queste trimestrali i numeri hanno riportato meglio rispetto alle stime degli analisti, sia sul lato ricavi che soprattutto sul lato utili, anche se il motivo trova spiegazione nelle stime eccessivamente depresse che presagivano un generale rallentamento, poi non verificatosi.

Volendo approfondire i comportamenti dei diversi settori, in positivo spiccano le performance dei titoli di buona qualità e difensivi che, grazie ai risultati ragguardevoli, hanno ancora una volta dato supporto al premio valutativo al quale attualmente vengono scambiati.

Nel generale contesto positivo tuttavia, c’è stato anche chi si è messo in mostra per gli aspetti negativi: infatti, il settore bancario tradizionale ha riportato dei numeri deboli, in particolare sul margine di interesse, a causa dei tassi ancora depressi, e sul lato commissioni, messe in difficoltà dalle restrizioni introdotte dalla nuova regolamentazione MIFID II e solo in parte mitigato da un basso costo del rischio, frutto delle cessioni dei crediti deteriorati portate a termine negli ultimi anni.

Se i primi tre mesi dell’anno hanno quindi dato buone notizie, il secondo trimestre invece sta mostrando, quanto meno sul lato macro, segnali di peggioramento della situazione generale che ci portano ad avere un approccio più conservativo. Come avevamo preventivato, l’aumento di volatilità avrebbe portato ad un’inversione di trend per i mercati, che nel mese di maggio hanno molto sofferto restituendo parte dei guadagni realizzati nel grande ed inaspettato rimbalzo della prima parte dell’anno.

L’escalation della tensione generatasi dallo scontro fra gli Stati Uniti e la Cina infatti ha portato ad una nuova ondata di incertezza, creando timori sul ciclo e conseguentemente vendite sui titoli ad esso legati. Inoltre, i dati economici non hanno aiutato il sentiment:

  • in America si registrano i dati sotto le attese delle vendite retail, della produzione industriale e dell’indice PMI (Purchasing Managers Index) sia manifatturiero che dei servizi;
  • in Europa il leggero miglioramento delle stime del PIL per il 2019 non ha compensato le delusioni legate al deterioramento dell’indice PMI;
  • dall’Asia sono arrivati segnali di rallentamento, dove la Cina ha visto un peggioramento dei dati dell’attività manifatturiera, nonostante gli stimoli fiscali intrapresi.

Sul fronte politico maggio è stato il mese delle elezioni europee, le quali non hanno riservato grandi soprese eccetto in Italia, dove abbiamo assistito ad un cambio dei rapporti di forza fra i partiti al Governo. Contestualmente alla guerra commerciale, è tornato di attualità il tema della Legge di Bilancio italiana che, con un PIL previsto più basso rispetto a quanto stimato dal nostro Governo, porterebbe a livelli di deficit ben al di sopra della soglia di accettazione da parte della Commissione Europea, con conseguente pressione sullo spread e quindi su Piazza Affari. A conferma di questo generale contesto di avversione al rischio, abbiamo visto il decennale tedesco tornare ai minimi storici.

A fronte del mutato contesto generale, abbiamo modificato l’approccio di Portafoglio adottando una strategia più difensiva, accorciando i titoli direttamente impattati dalla Trade War e anche dei titoli bancari che soffrirebbero di un inasprimento della situazione Italia, prediligendo invece titoli di alta qualità, possibilmente non domestici.

Restiamo inoltre convinti che le maggiori opportunità di acquisto si trovino nel mondo delle small cap, popolato da aziende con ottime possibilità di crescita e caratterizzate da valutazione interessanti: infatti, non essendo ancora rientrati gli investitori esteri dopo la correzione del 2018, sono la componente dove dovrebbero rientrare i capitali, nel caso di rimbalzo dei mercati, oppure soffrire meno rispetto al paniere di large cap, qualora i mercati dovessero scendere ancora.

Intervista a Massimo Trabattoni, Head of Italian Equity.

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