La prima scelta a Piazza Affari? Industriali, con vocazione globale

5 ottobre 2016

Ci stiamo avvicinando alla prova degli aumenti di capitale per alcune banche italiane, anche di grandi dimensioni. Le operazioni potrebbero essere facilitate in caso di vittoria dei sì al referendum costituzionale del 4 dicembre, mentre si potrebbero complicare nell’ipotesi (tutta da verificare) che un’eventuale bocciatura alimenti un aumento dell’instabilità politica. Anche se si sta cercando di depotenziare gli effetti di un eventuale esito negativo, l’immagine del governo risentirebbe inevitabilmente di un voto contrario alle posizioni del Premier.

Ammettiamo però che si verifichi lo scenario favorevole, con aumenti di capitale completati senza passi falsi. Nel breve termine, gli investitori potrebbero cavalcare un mini-rally, avvantaggiandosi delle operazioni di ricopertura sulle posizioni corte montate a regola d’arte nei mesi scorsi da chi scommetteva su uno scenario catastrofico per le banche italiane. Forse però conviene chiedersi se, in una prospettive di medio-lungo termine, investire nelle banche possa offrire un ritorno attraente sul capitale, oppure no. In un quadro di tassi a zero, margini strutturalmente sotto pressione e crescita asfittica del prodotto interno lordo, la risposta viene da sé: noi preferiamo privilegiare altri settori, almeno fino a quando le coordinate di riferimento del comparto bancario non cambieranno.

In ogni caso, c’è da sperare che la crescita rimanga stabile e il PIL dell’Italia riesca a galleggiare attorno alla soglia dell’1%. L’unica notizia negativa che non è ancora scontata nei prezzi delle banche è uno scivolamento in recessione. Sarebbe una notizia pessima.

All’interno del comparto finanziario rimangono comunque delle opportunità. Siamo positivi, non a caso, sui temi che direttamente o indirettamente stanno traendo beneficio dalle difficoltà del sistema bancario: per esempio, le società che si occupano di cartolarizzazioni o di smaltimento dei crediti deteriorati. Rimane interessante il risparmio gestito, un segmento che genera laute commissioni, non assorbe capitale e potrebbe fare da teatro a possibili aggregazioni. Vale la pena ricordare però che le operazioni di fusione in questo comparto non sono mai facilissime: se è vero che trovare sinergie sul lato prodotti è relativamente semplice, l’integrazione delle reti distributive può risultate molto complessa.

A Piazza Affari, la nostra preferenza va ai titoli del settore industriale che vantano un’esposizione globale. Ci piacciono anche alcuni nomi del lusso made in Italy. L’energia potrebbe essere un altro tema da monitorare dopo lo pseudo-accordo raggiunto dall’OPEC ad Algeri la settimana scorsa. Non mi aspetto una fiammata sui prezzi petroliferi, ma il fatto che i maggiori produttori di greggio siano tornati al tavolo delle trattative per negoziare, rappresenta un innegabile fattore di supporto.

Sullo sfondo, ci sono le elezioni americane, che iniziano a entrare nel radar degli investitori. L’appuntamento dell’8 novembre terrà molti con il fiato sospeso. Nelle prossime settimane, potremmo assistere a un aumento della volatilità.

A cura di Massimo Trabattoni, Responsabile Azionario Italia di Kairos per la rubrica Italian Times di AdvisorPrivate.

 

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