Lo scenario di Fugnoli

22 ottobre 2015

I mercati degli ultimi anni sono stati prevedibili e dominati dall’azione delle Banche Centrali, che ne hanno determinato la direzione, oltreché ridotto la volatilità. Da agosto le cose sono cambiate….

Ne parliamo con Alessandro Fugnoli, Strategist di Kairos.

 

Il mercato da agosto sembra aver imboccato una strada di incertezza e maggiore volatilità…Quali sono le ragioni che ci hanno portato sino qui ?

Gli ultimi sei anni sono stati irripetibili in termini di performance, sia per il mondo obbligazionario sia per il mondo azionario; oggi non è più così. Non per questo una recessione appare alle porte, anzi,  saranno possibili ritorni sugli investimenti, non facili, ma più che accettabili.

La crescita in questi sei anni è comunque stata scarsa, eccezione fatta per la Cina ed altri Paesi Emergenti. I Paesi Sviluppati sono cresciuti poco fondamentalmente per quattro  fattori:

·         la demografia è diventata negativa – in termini di invecchiamento e riduzione della popolazione in certi Paesi  e quindi in termini di oneri per le casse pubbliche;

·         la produttività, dopo un balzo del 2009, si è fermata e azzerata;

·         si è concluso il super ciclo del credito, poichè il debito complessivo rispetto al PIL è ad un livello pericoloso e si preferisce non adottare politiche fiscali;

·         si sta esaurendo il super ciclo delle materie prime – basti pensare all’eccessivo impiego di  risorse necessarie per sostenere il processo di urbanizzazione della Cina, che si pensava durasse per sempre e che invece si è stabilizzato.

Questa modesta crescita ha potuto comunque generare ampi ritorni sugli investimenti perché le Banche Centrali hanno dosato in maniera corretta politiche ultra espansive, senza il timore che l’inflazione potesse ripartire. Data l’abbondanza di risorse inutilizzate nel sistema, l’inflazione si manterrà infatti ancora per un po’ in questa condizione di equilibrio.

 

Il rialzo dei tassi da parte della FED sembra rimandato ancora nel tempo …ma è proprio così?

In realtà qualcosa è cambiato. In questi anni le Banche Centrali hanno incoraggiato i mercati a salire, perché avevano bisogno dell’”effetto ricchezza” che induce ad una maggior propensione al consumo. Questo meccanismo non può però durare in eterno e sarebbe opportuno un intervento che prevenga bolle ed il conseguente crash dei mercati.

La crescita dei mercati è sana se ad essa corrisponde un’effettiva crescita degli utili e dell’economia reale, non se si tratta di un semplice aumento della propensione al rischio. Inoltre le risorse inutilizzate nel sistema cominciano ad assottigliarsi: basti pensare alla piena occupazione in Germania, Giappone e Stati Uniti. Alla luce di ciò quindi potrebbe verificarsi qualche effetto inflazionistico; ad esempio sarebbe sufficiente che si fermasse il prezzo del petrolio.

La FED per il momento è dunque col piede pronto sul freno per dare qualche piccolo tocco. Ciò non significa che ci sarà qualche rischio di recessione, ma bisognerà certamente affrontare il rischio della paura, figlia della grande e vera recessione del 2008/2009.

 

Le alternative per gli investimenti sono oggi limitate: la ricerca di rendimento comporta necessariamente del rischio. Quali previsioni per i prossimi sei mesi?

Non vedo rischi di bear market nè per la sfera obbligazionaria nè per quella azionaria, poichè  l’Europa e il Giappone stanno adottando politiche ultraespansive e l’America alzerà i tassi solo in caso di ripresa dell’inflazione, scenario ancora lontano.

Ma siamo in una fase in cui non ci sono processi lineari e il lavoro di chi gestisce i patrimoni è diventato particolarmente impegnativo.

L’investimento in dollari è oggi preferibile perché l’Europa, pur essendo in una fase positiva di crescita, ha condizioni strutturali più fragili rispetto a quelle americane; basti pensare a quanto accaduto in Grecia, Spagna e al tema attuale dell’immigrazione, che destabilizza il sistema politico tedesco.

Nel 2016 le azioni dovrebbero avere un ritorno maggiore rispetto alle obbligazioni, che, rispetto agli anni precedenti, sono oggi un po’ al capolinea.

Il quadro non è preoccupante: lavorando di fino si potranno comunque ottenere buoni ritorni.

 

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