PIR da trasformare in fondi chiusi a cinque anni per aiutare la ripresa

3 ottobre 2018

LA PROPOSTA

Penso sia importante aggiungere una voce al dibattito sui Pir, argomento trattato dal Sole 24 Ore negli ultimi giorni. Solo una piccola parte del denaro raccolto dai Pir, come avete spiegato, è andata a finanziare direttamente le aziende. In verità non poteva che essere così, e «sorprende la sorpresa».

Gli attuali Pir, infatti, sono dei fondi comuni di investimento aperti che significa sottoscrivibili e riscattabili in qualsiasi momento. E’ vero che esiste un vantaggio fiscale per chi li detiene per almeno cinque anni, ma è altrettanto vero che questo potenziale vantaggio fiscale è modesto, almeno rispetto alle oscillazioni che il valore di questi fondi sta subendo e subirà nel tempo. Il gestore di un Pir non può e non deve avere un’elevata percentuale di titoli illiquidi o addirittura non quotati.

L’ANALISI

Potrebbe infatti trovarsi nella situazione di non poter far fronte ai riscatti e di avere un’esplosione di crediti di imposta come percentuale degli attivi nella malaugurata ipotesi di una severa crisi di mercato. Il 2008 è un ricordo ancora recente e tutti ben rammentiamo cosa successe ai fondi aperti che investivano in PMI quotate, un errore che non possiamo permetterci di ripetere. Per questi motivi abbiamo più volte sottolineato come una normativa sicuramente positiva che ha avuto il merito di aver rivitalizzato un mercato agonizzante come l’AIM, debba oggi essere completata con il varo di fondi PIR chiusi.

Un fondo chiuso a 5 anni sarebbe uno strumento ideale attraverso il quale poter finanziare la crescita di aziende italiane. Si potrebbe studiare un’incentivazione più favorevole di quella dei Pir aperti – per esempio simile a quella relativa alle aziende innovative – per compensare il periodo di lock up richiesto al sottoscrittore.
Visto che si parla tanto di crescita nel nostro Paese, questo sarebbe un piccolo sforzo sul lato delle entrate che potrebbe produrre risultati importanti dando un sostegno finanziario alle PMI. Senza contare la spinta alla detenzione di strumenti di investimento a medio termine per un popolo di risparmiatori, quello italiano, ancora troppo focalizzato sui risultati di breve periodo.

Rassegna stampa

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