Usa tra politica e mercati

17 settembre 2013

Ottimismo e cautela sono le due componenti che riassumono l’atteggiamento dell’industria finanziaria americana: lo testimonia Michele Gesualdi, gestore dei fondi di fondi di Kairos Partners, che in un recente viaggio tra New York e Boston ha avuto modo di confrontarsi con diversi operatori, raccogliendone impressioni e previsioni su alcune questioni chiave. «Tra queste – spiega – il tapering da parte della Fed, che si stima sarà un tapering “light” determinato da un tasso di disoccupazione che ancora non migliora, da una bassa inflazione, dal rallentamento del settore immobiliare seppure dopo un periodo di accelerazione e da un’economia che cresce “solo” del 2%. In caso di un tapering più aggressivo, la reazione dei listini sarebbe quasi sicuramente molto negativa». Una situazione su cui influisce anche il fatto che l’uscita dalla politica del Quantitative easing appare più politica che economica, mentre i mercati pretendono che questa sia giustificata da un reale miglioramento dell’economia. «L’uscita dal QE sarebbe quindi inevitabile per lasciare il posto a misure di stimolo di natura più fiscale», riassume Gesualdi.

E proprio i futuri movimenti della Fed sono un tema di grande importanza soprattutto in un momento in cui si fa ormai prossima la successione a Ben Bernanke. Archiviata l’ipotesi Summers, quella di Janet Yellen, attuale numero due della Banca Centrale, appare come la candidatura più consistente. Non resta che attendere a riguardo le decisioni di Obama, sempre alla ricerca di un equilibrio tra i numerosi fronti su cui è impegnato.

Per quanto riguarda il settore finanziario, la forza del mercato immobiliare e il rialzo dei tassi lasciano intravedere prospettive interessanti: in particolare le banche regionali sembrano quelle meglio posizionate per sfruttare questo trend. Discorso diverso per il credito, «dal momento che i fondi continuano a trovare molto poco interessante la parte investment grade, troppo esposta al rischio tassi, mentre i rendimenti raggiungibili nella parte high yield con un approccio event driven sono intorno al 10%».

Sulla base di questi presupposti, Gesualdi ritiene che in vista del 2014 «la recente fase di incertezza e consolidamento potrebbe lasciare il posto ad un apprezzamento più sostanziale. Ciò dipenderà in buona sostanza dalla realizzazione che la crescita economica sia sostenibile anche in assenza di QE e da una stabilizzazione delle economie europee e dei paesi emergenti. Allo stesso tempo – prosegue – abbiamo percepito una certa complacency in merito alle implicazioni di una uscita dal Quantitative easing. Sebbene sia evidente a tutti che l’uscita sarà graduale e che comunque i dati avranno un impatto su questo processo, l’idea che tra alcuni mesi saremo in un contesto non più soggetto a questo fattore e quindi al supporto diretto sui mercati della Fed è un aspetto da soppesare attentamente, visto l’influsso che ha avuto sui mercati e sulla psicologia degli investitori negli ultimi 4-5 anni». Realistico, dunque, attendersi una volatilità maggiore sia al rialzo che al ribasso nel corso dei prossimi trimestri che renderà meno ovvia la scelta delle asset class. «Alcuni lo hanno paragonato ad un cambio di marea, inizialmente impercettibile ma poi significativo ed inesorabile: un contesto in cui – chiosa Gesualdi – gestire in maniera direzionale sarà a nostro avviso certamente più difficile».

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